Campetto Invernale Branca R/S
Proseguendo per la strada iniziata l’anno precedente verso una ricerca spirituale, che consideriamo parte della nostra formazione come “persone e cittadini del mondo consapevoli e capaci di fare scelte”, dopo un campetto invernale nella comunità “Le Piagge” di Don Alessandro Santoro, eravamo sicuri di andare a trovare Don Andrea Gallo, il prete fondatore della comunità di “San Benedetto al Porto”. Una sera durante una riunione di clan con nostra grande sorpresa abbiamo scoperto che per vari motivi non era stato possibile contattarlo ma che in alternativa la proposta era di andare in un comune della provincia di Torino dal nome sconosciuto ai molti, Pinerolo, a visitare una comunità di base fondata da un prete a cui era stato tolto il sacerdozio, Don Franco Barbero. Così il 6 gennaio, nel giorno di epifania, siamo partiti per Pinerolo. Arrivati dopo un lungo viaggio in treno (niente a che vedere con quello di quest’estate!) la comunità si è resa accogliente a partire dal benvenuto che ci hanno riservato, infatti ci hanno accolti con tazze di the fumanti e pandori ricoperti di cioccolato. Poi ecco entrare Don Franco con un’aria tranquilla ma allo stesso tempo determinata e con gli occhi che brillavano di una strana luce, di quella luce che solo chi vive la vita nella totale libertà può avere, subito c’è l’abbraccio tra lui e Don Christian e poi siamo andati tutti al piano di sopra con alcuni membri della comunità per conoscerci.
Hanno iniziato loro parlando della comunità di base di Pinerolo, di come si è formata di cosa si occupa nel sociale, cioè del progetto di accoglienza dei tossicodipendenti iniziato da un progetto di reciproco conforto tra le famiglie dei tossicodipendenti e della “scuola senza frontiere” una scuola che non conosce vincoli etnici o sociali, dove ragazzi delle medie e delle superiori fanno dopo-scuola; il tutto gestito da volontari della comunità di base. A quel punto ci siamo presentati noi e abbiamo parlato loro di cosa è la realtà educativa dello scoutismo, del nostro servizio associativo ed extra-associativo, del capitolo sulla “legalità e cittadinanza attiva”, dell’esperienza di quest’estate in Trentino da Don Christian e dello scorso campetto invernale da Don Alessandro. L’incontro è finito con la storia di Don Franco, un uomo di straordinario coraggio e amore evangelico, capace di rinunciare al suo posto nella “gerarchia ecclesiale” di fronte all’invito da parte dei suoi superiori di non benedire un’unione tra omosessuali che per lui non significa benedire una coppia di sodomiti o peccatori ma “imprimere il marchio di Dio” tra due persone che si amano, riconoscendone e celebrandone l’Amore.
Successivamente abbiamo cenato con la comunità (come in ogni pasto) e siamo andati a dormire nella chiesa vicina dove abbiamo proseguito con la discussione sugli incontri della giornata, e ormai come quasi ogni uscita divertendoci con il nostro, e ormai tradizionale, nascondino dove Don Christian si nasconde e tutti dobbiamo cercarlo a giro per la città e dopo siamo andati tutti a dormire senza perdere la passione per gli “scherzi notturni”.
Il mattino successivo siamo tornati a far colazione in comunità e subito dopo ci siamo dedicati a preparare un’attività per la sera in relazione al capitolo. Prima di pranzo siamo andati a fare un giro per Pinerolo trovando posti bellissimi e facendo incontri particolari, per entrare un po’ nell’atmosfera del posto.
Dopo pranzo c’è stato l’incontro con tutta la comunità di Pinerolo che c’ha accompagnati fino a sera. Abbiamo così conosciuto meglio la storia della comunità, i suoi fondamenti, i gruppi biblici, il gruppo per le persone che hanno avuto perdite in famiglia o tra amici cari, il catechismo per i bambini e abbiamo incontrato alcuni ex-tossicodipendenti e omosessuali che ne fanno parte.
Sicuramente le cose che più ci hanno colpito sono stati gli argomenti trattati dai membri, la preparazione filosofico-teologica nell’affrontarli ma soprattutto la loro grande comprensione umana nei confronti del prossimo. La comunità nasce sulla spinta del concilio vaticano II e si sviluppa attorno ad una fede più libera e più razionale, staccata dai vincoli della “gerarchia ecclesiale”, contraddistinta da uno studio e da una rilettura delle Sacre Scritture secondo i generi letterari all’apice della teologia moderna nell’interpretazione biblica. La libertà della comunità di Don Franco sta proprio in questo riconoscimento della dimensione razionale che rende libero l’uomo senza obbligare nessuno a seguirla ma professando un grosso sentimento di amore reciproco, Amore verso il prossimo, elemento cardine del cristianesimo riassunto nel comandamento che Gesù da ai suoi discepoli “amatevi l’un l’altro come io ho amato voi”.
Visione che comporta una serie di scelte come accettazione dell’omosessualità, l’aiuto dei meno fortunati, il riconoscimento dei pieni valori pastorali alle donne e la fondazione di una rivista divulgativa dal nome “Viottoli”. Dopo l’incontro lungo e stimolante, piuttosto difficile da riassumere in poche righe, abbiamo cenato con la comunità e successivamente siamo tornati nei locali della chiesa per proseguire con le nostre attività in relazione al capitolo, con conseguente momento di confronto sulla giornata per poi lasciare spazio al divertimento e ad una bella dormita.
La mattina dopo siamo tornati in comunità per prendere parte alla celebrazione della messa che viene fatta con un andamento non usuale ma non per questo meno significativo per la nostra spiritualità; infatti la messa era animata dai nostri strumenti e dai nostri canti scout che hanno riscosso molto successo e durante l’omelia sono stati letti e discussi a rotazione i commenti al vangelo preparati ogni settimana da un membro della comunità a rotazione consultando i commentari delle scritture e libri di teologia. Così l’omelia, come l’eucarestia, sono state vissute in un ennesimo momento di condivisione dove ognuno si è potuto sentire libero di vivere la sua spiritualità senza mai perdere di vista il messaggio evangelico e la dottrina cristiana.
Finita la messa abbiamo pranzato e siamo andati a prendere il treno di ritorno verso casa salutando la comunità di Pinerolo con un grande affetto consapevoli della ricchezza che ci hanno lasciato questi due giorni vissuti con loro.
È difficile dire cosa abbiano lasciato questi tre giorni dentro ad ognuno di noi, sicuramente il nostro lato spirituale è tornato più arricchito, ma l’arricchimento più importante è stata la consapevolezza che non dobbiamo limitarci ad essere persone passive e imprigionate nei dogmi della società ma persone libere ed è proprio sviluppando un insieme di razionalità, di senso critico e di amore per il prossimo che possiamo realizzare questa libertà.
SIMONE BACCI – CLAN LIVORNO 10O/GUASTICCE 1O
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